Gli idrologi romeni si trovano ad affrontare una duplice sfida: gestire uno dei livelli più bassi mai registrati del Danubio e contrastare una crescente ondata di disinformazione sulle cause del drastico calo del fiume.
Nonostante mesi di precipitazioni e un’estate relativamente più fresca in Romania rispetto all’ultimo decennio, il Danubio ha raggiunto livelli prossimi ai minimi storici, causando disagi alla navigazione e suscitando preoccupazioni per la sicurezza energetica. La situazione ha inoltre alimentato sui social media affermazioni secondo cui la crisi sarebbe causata dai data center situati a monte o da deviazioni artificiali delle acque.
Gli esperti spiegano invece che la causa è molto più semplice: un’eccezionale siccità che interessa gran parte dell’Europa centrale ha drasticamente ridotto la portata dei principali affluenti del Danubio.
All’inizio di agosto, il Danubio entrava in Romania, a Baziaș, con una portata di appena 1.550 metri cubi al secondo, ben al di sotto della media storica del mese di agosto. Quando il fiume raggiungeva Călărași, dopo aver ricevuto l’apporto degli affluenti romeni e bulgari, la portata saliva soltanto a 1.750 metri cubi al secondo.
Questi dati dimostrano perché le precipitazioni cadute all’interno della Romania abbiano avuto un effetto molto limitato sul livello del fiume.
I fiumi romeni contribuiscono solo in minima parte alla portata del Danubio
Una delle domande più frequenti tra la popolazione è perché le abbondanti piogge cadute nella Romania meridionale non abbiano contribuito a ripristinare il livello del Danubio. La risposta risiede nel contributo relativamente modesto fornito dai corsi d’acqua romeni.
I fiumi Jiu, Olt e Argeș, che confluiscono nel Danubio prima di Călărași, rappresentano soltanto circa il 10% della portata complessiva del fiume. Anche includendo gli affluenti provenienti dalla Bulgaria, il contributo totale supera di poco il 15% durante il mese di agosto.
Ai livelli attuali, i fiumi romeni e bulgari aumentano la portata del Danubio soltanto dell’11,4% nel tratto compreso tra Baziaș e Călărași. La maggior parte dell’acqua del Danubio proviene infatti da molto più a monte.
Gli idrologi indicano come principali contributori i fiumi Inn, Sava, Drava e Tisza, che normalmente forniscono insieme oltre la metà dell’acqua che entra in Romania a Baziaș. Altri importanti affluenti in Austria, Ungheria, Slovacchia e Serbia completano gran parte della restante portata.
Molti di questi corsi d’acqua stanno però attraversando una grave fase di siccità. La Drava, il cui contributo abituale è paragonabile a quello di tutti gli affluenti romeni a monte di Călărași messi insieme, si è abbassata a tal punto che in alcuni tratti il suo letto sarebbe attraversabile a piedi. Condizioni analoghe interessano anche altri grandi affluenti in Ungheria e Serbia.
Di conseguenza, anche un aumento eccezionale della portata dei fiumi romeni non sarebbe sufficiente a compensare le perdite registrate a monte.
Una siccità estesa a tutto il bacino
Gli idrologi respingono categoricamente le affermazioni secondo cui l’acqua “scomparsa” del Danubio sarebbe stata deviata altrove.
Tra le voci circolate online vi è quella secondo cui enormi quantità d’acqua sarebbero consumate dai data center dedicati all’intelligenza artificiale, soprattutto in Germania, oppure destinate ad altri usi industriali. Gli esperti affermano che non esiste alcuna prova a sostegno di tali teorie.
L’unica deviazione significativa delle acque segnalata in Ungheria durante il mese di luglio è stata effettuata per proteggere una riserva della biosfera e non ha avuto alcun impatto rilevante sulla portata complessiva del Danubio.
La diminuzione del livello del fiume è invece il risultato di una vasta siccità che interessa gran parte del bacino danubiano: dalla Germania meridionale, passando per l’Austria, fino a Ungheria, Slovenia, Romania occidentale e Bulgaria settentrionale.
Alla base del fenomeno vi è anche un inverno caratterizzato da nevicate molto inferiori alla media sia sulle Alpi sia sui Carpazi, con una conseguente riduzione delle acque di fusione che normalmente alimentano il Danubio durante l’estate.
Secondo gli idrologi, le condizioni attuali sono strettamente collegate ai cambiamenti climatici di lungo periodo, che stanno riducendo la portata di molti dei maggiori fiumi europei, tra cui non solo il Danubio ma anche il Reno.
Preoccupazioni per la centrale nucleare di Cernavodă
L’eccezionale abbassamento del livello del fiume sta creando ulteriori problemi al sistema energetico romeno. L’attenzione è concentrata sulla centrale nucleare di Cernavodă, che utilizza per il raffreddamento l’acqua di un ramo del Danubio situato a valle di Călărași.
Le autorità stanno valutando una misura d’emergenza che prevede la deviazione di parte della portata del ramo Bala, così da aumentare il flusso d’acqua verso il ramo che alimenta la centrale.
Il problema, tuttavia, non è nuovo. Secondo gli esperti, la vulnerabilità di Cernavodă ai lunghi periodi di siccità è nota da oltre quindici anni, senza che sia mai stata adottata una soluzione definitiva.
In Ungheria, invece, la centrale nucleare di Paks ha già dovuto affrontare interruzioni operative proprio a causa dell’insufficiente livello del fiume.
I data center non sono la causa
Una delle teorie più diffuse sui social media romeni sostiene che i data center dedicati all’intelligenza artificiale consumino l’acqua che altrimenti raggiungerebbe il Danubio.
I dati delle Nazioni Unite citati dagli idrologi raccontano una realtà diversa. La capacità complessiva installata dei data center in Germania, Austria, Ungheria, Slovacchia e Serbia ammonta a circa 5,8 GW, dei quali circa 5,5 GW si trovano in Germania.
Sulla base delle stime comunemente utilizzate nel settore, un data center da 100 MW consuma circa due milioni di litri d’acqua al giorno, gran parte dei quali evaporano durante il processo di raffreddamento, mentre una parte viene restituita ai corsi d’acqua come acqua industriale.
Anche ipotizzando che tutti i data center presenti in questi Paesi funzionino contemporaneamente alla massima capacità, il loro consumo complessivo sarebbe di circa 110 milioni di litri al giorno.
Tradotto in portata fluviale, ciò equivale a circa 1,3 metri cubi al secondo. Per confronto, la portata media storica del Danubio nel mese di agosto è pari a circa 4.095 metri cubi al secondo.
Gli idrologi concludono pertanto che, sebbene i data center possano creare problemi di gestione delle risorse idriche a livello locale, il loro impatto sul Danubio è del tutto trascurabile.
Al contrario, ritengono che fattori come l’irrigazione agricola, il consumo urbano d’acqua e una pianificazione insufficiente nel lungo periodo incidano molto più significativamente sulle risorse idriche rispetto alle infrastrutture digitali.
Per la comunità scientifica, l’attuale crisi rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il cambiamento climatico stia modificando profondamente i sistemi idrici europei.
Con l’aumento della frequenza dei lunghi periodi di siccità, avvertono gli esperti, l’acqua diventerà una risorsa sempre più scarsa, rendendo indispensabile una gestione più efficace e coordinata dell’intero bacino del Danubio, piuttosto che affidarsi a spiegazioni fondate sulla disinformazione.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

